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Dal 27 febbraio 2025 è entrata in vigore la UNI/PdR 172:2025, una prassi di riferimento che segna un passo importante verso una gestione più sostenibile dei cantieri infrastrutturali.
Non si tratta solo di linee guida per imprese esecutrici o stazioni appaltanti: questo documento impatta direttamente anche su produttori e fornitori di materiali da costruzione, che si troveranno sempre più coinvolti nel dimostrare – con dati e certificazioni – l’impatto ambientale dei propri prodotti.

Una nuova visione per la filiera delle costruzioni 

La UNI/PdR 172:2025, intitolata “Cantiere sostenibile per le opere infrastrutturali – Strategie, indicatori e buone pratiche”, offre un quadro tecnico-operativo per integrare in modo sistemico criteri ambientali, sociali ed economici nella progettazione e nella realizzazione delle infrastrutture.

La prassi adotta un approccio olistico, orientato all’intero ciclo di vita dell’opera e al coinvolgimento di tutti gli attori della filiera, compresi i fornitori di materiali. L’obiettivo è fornire strumenti concreti per misurare, migliorare e comunicare le prestazioni ambientali dei cantieri.

Le strategie per la sostenibilità del cantiere 

Il documento propone dieci strategie che affrontano i principali ambiti della sostenibilità in cantiere, tra cui il riutilizzo delle risorse, l’efficienza energetica, la tutela delle risorse naturali locali, l’impiego di attrezzature a basse emissioni e, in particolare, la scelta dei materiali.

Per ogni strategia sono definiti indicatori qualitativi e quantitativi, che consentono di valutare il livello di sostenibilità del progetto e del cantiere in modo oggettivo e comparabile.

Il ruolo dei materiali da costruzione nella sostenibilità dei cantieri 

La UNI/PdR 172:2025 attribuisce un ruolo centrale ai materiali da costruzione, considerandoli tra i principali fattori di impatto ambientale del cantiere. La prassi promuove esplicitamente l’utilizzo di prodotti che:

  • Contengano materiale riciclato, contribuendo a ridurre l’uso di risorse vergini e la produzione di rifiuti; 
  • Siano riciclabili a fine vita, anche per quanto riguarda il packaging, favorendo modelli di economia circolare; 
  • Siano dotati di dichiarazioni ambientali riconosciute, come: 
    • EPD (Environmental Product Declaration) 
    • PEF (Product Environmental Footprint) 
    • Carbon Footprint certificata 
    • Dichiarazioni ambientali secondo la UNI/PdR 88 

L’inclusione di questi requisiti nei criteri di valutazione premia le aziende che investono in trasparenza ambientale e tracciabilità lungo la filiera.

Priorità documentale per la valutazione ambientale dei materiali

Per garantire una stima affidabile delle emissioni associate ai materiali utilizzati in cantiere, la prassi definisce una gerarchia documentale da seguire nell’acquisizione dei dati ambientali:

  1. Utilizzare EPD o altre dichiarazioni verificate fornite dal produttore specifico del materiale impiegato nel progetto. 
  2. In assenza di tali dati, è ammesso l’uso di documentazione relativa a materiali di tipologia assimilabile, che presenti caratteristiche comparabili in termini di composizione e prestazione ambientale. 

Questa impostazione consente una valutazione coerente, anche in presenza di informazioni parziali, e stimola i produttori a migliorare la qualità della documentazione tecnica messa a disposizione dei propri clienti.

Approvvigionamento sostenibile: una leva per la competitività

Molti degli obiettivi ambientali previsti dalla UNI/PdR 172:2025 sono raggiungibili attraverso pratiche di approvvigionamento sostenibile.

Valutare e selezionare i materiali non solo in base a costi e prestazioni, ma anche alla loro impronta ambientale documentata, diventa un elemento strategico per progettisti, imprese e fornitori.
Le aziende che sapranno offrire prodotti conformi, dichiarazioni verificate e tracciabili saranno le più richieste in un mercato infrastrutturale che evolve rapidamente verso standard ESG e criteri di sostenibilità misurabile.

La metodologia LCA per il calcolo delle emissioni

Il calcolo della carbon footprint del manufatto infrastrutturale si basa sulla metodologia LCA (Life Cycle Assessment) secondo la norma ISO 14040.
Il sistema di valutazione adottato dalla UNI/PdR 172:2025 segue il principio “from cradle to gate” e include quattro fasi fondamentali:

  • A1: produzione delle materie prime e dei materiali da costruzione; 
  • A2: trasporto dei materiali all’impianto di lavorazione o cantiere; 
  • A3: attività di realizzazione dell’opera; 
  • A4: eventuale trasporto dell’opera finita al sito di installazione. 

Questa struttura permette di attribuire correttamente le emissioni alle diverse fasi del progetto, fornendo una base oggettiva per il miglioramento continuo e la rendicontazione.

Perché è un’opportunità per i produttori

Adeguarsi alla UNI/PdR 172:2025 non significa solo evitare criticità nei processi di fornitura o nei bandi pubblici: è un’occasione concreta per rafforzare il proprio posizionamento competitivo, offrendo valore aggiunto a clienti, progettisti e investitori.

Le aziende che investono oggi in EPD, LCA, e strategie di approvvigionamento sostenibile saranno protagoniste della trasformazione del settore edilizio e infrastrutturale nei prossimi anni.

Come possiamo supportarti

Forethinking affianca imprese produttrici e fornitori di materiali da costruzione nel percorso verso la sostenibilità normativa e strategica.

I nostri servizi includono:

  • Realizzazione di analisi LCA secondo ISO 14040 
  • Redazione e aggiornamento di EPD 
  • Supporto all’implementazione di pratiche di approvvigionamento sostenibile 
  • Assistenza alla conformità alla UNI/PdR 172:2025 

Scrivici a info@forethinking.com per una valutazione personalizzata o per definire un piano di adeguamento tecnico per la tua azienda.

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